La “nuova” Medicina territoriale per superare la frammentazione

Digitalizzazione, case, ospedali di comunità e nuove tecnologie: le sfide del presente e del futuro ripartono da qui. Per una Sanità sempre più territoriale e strategicamente attenta alle necessità e ai bisogni dei cittadini.

La “nuova” Medicina territoriale per superare la frammentazione
La nuova medicina territoriale

Come abbiamo illustrato in un precedente articolo, il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) ha destinato significativi investimenti per il miglioramento organizzativo dei servizi sanitari di prossimità e per la telemedicina.
La necessità di un intervento “forte” su questi aspetti è largamente condivisa e “prossimità” è una delle parole chiave delle tante proposte di intervento sulle quali si discute in questi mesi.
Secondo Federico Spandonaro, presidente del Centro per la ricerca economica applicata in sanità (CREA Sanità) in Italia manca un modello forte di presa in carico del paziente e la gestione del territorio non ha ancora trovato una soluzione adeguata. 

Nonostante l’importante sforzo realizzato negli ultimi anni per promuovere le Case della salute (CdS) come luogo dedicato proprio all’integrazione dei vari settori, sono in molti a pensare che uno degli ostacoli principali ad un innalzamento della qualità del servizio sanitario sia ancora rappresentata dalla frammentazione degli interventi assistenziali.

Il sistema nel suo complesso non riesce ancora a coordinare le attività di servizi sociali, uffici amministrativi, poliambulatori, case di cura, centri di riabilitazione e strutture sanitarie in generale, tutti impegnati nella difficile sfida della medicina del territorio assieme agli attori comunitari, i pazienti e le loro famiglie (caregiver).
Una difficoltà a “tenere assieme” tanti soggetti diversi aggravata dalla scarsa diffusione di software gestionali sanitari che certamente darebbero un contributo decisivo all’efficientamento del sistema.

Le cure domiciliari tra 5 anni

Nel nuovo assetto organizzativo la “presa in carico” del paziente dovrebbe iniziare direttamente a casa sua. Obiettivo fondamentale dichiarato nel PNRR è proprio il potenziamento di questi servizi domiciliari con un investimento che ha lo scopo di farsi carico, entro la metà del 2026, almeno del 10% della popolazione sopra i 65 anni con particolare attenzione ai pazienti con una o più patologie croniche o non autosufficienti.

In quest’ottica, oltre all’istituzione di ben 602 Centrali operative territoriali (Cot), con funzione di coordinamento tra i vari servizi sanitari (ospedali, medici di base, rete di emergenza-urgenza, etc.), la protagonista è certamente la telemedicina, alla quale il Piano riserva un miliardo di euro per il finanziamento di progetti riguardanti l’intero percorso di prevenzione e cura, sviluppando concretamente diverse attività:
• Tele-assistenza;
• Tele-consulto;
• Tele-monitoraggio;
• Tele-refertazione.

Digitalizzazione, unica via

Per garantire una effettiva armonizzazione dei servizi sanitari, la caratteristica vincolante di tutti questi aspetti sarà la possibilità di integrazione con il Fascicolo sanitario elettronico, che si lega alla “digitalizzazione” della sanità, in modo che la storia clinica del paziente non resti “frammentata” ma sia disponibile a prescindere dal livello nel quale viene erogata la prestazione medico-sanitaria.
In questo tipo di sistema i pazienti dovrebbero poter disporre, come sostiene Filippo Anelli (presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici) di un team multiprofessionale che comprenda tutte le figure necessarie:

• Il medico di medicina generale;
• Il pediatra di libera scelta;
• Lo specialista;
• L’infermiere;
• L’assistente di studio;
• L’assistente sanitario;
• Il tecnico radiologo;
• Il fisioterapista;
• Lo psicologo;
• L’ostetrica

In questo modello i team dovrebbero avere strutture e strumentazioni adatte a poter svolgere analisi e prestazioni diagnostiche, consulti in telemedicina e somministrare terapie, in modo da soddisfare la domanda di salute dei cittadini.

Case e Ospedali di comunità

Il Piano prevede l’attivazione di 1.288 Case della comunità entro i prossimi cinque anni in modo da potenziare e riorganizzare i servizi offerti sul territorio con la funzione cruciale di coordinare tutti i servizi offerti, in particolare ai malati cronici.

Le Case di comunità saranno realizzate, utilizzando sia strutture già esistenti sia nuove, per costituire il punto di riferimento continuativo per la popolazione, con lo scopo di garantire sia l’attività di prevenzione sia la presa in carico dei pazienti all’interno della comunità di riferimento.
Al suo interno, oltre a un’infrastruttura informatica, è previsto un punto prelievi e una adeguata dotazione di strumentazione polispecialistica, ma, soprattutto, al suo interno opererà un team multidisciplinare di medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, medici specialistici, infermieri di comunità, altri professionisti della salute con la possibile integrazione di assistenti sociali.

Alle possibilità di cura territoriali si aggiungeranno le nuove strutture degli Ospedali di comunità, pensati per potenziare l’offerta di cure intermedie e, in particolare, per ricoveri brevi e interventi sanitari a media-bassa intensità clinica con lo scopo di ridurre accessi impropri, ad esempio, al pronto soccorso o ad altre strutture di ricovero ospedaliero
Le 381 strutture di questo tipo che il Piano prevede di realizzare entro metà 2026 avranno dai 20 ai 40 posti letto e saranno a prevalente gestione infermieristica.

medicina e nuove tecnologie

La sfida delle nuove tecnologie

L’intera “nuova strategia sanitaria”, come la definisce il PNRR, non può fare a meno di due fondamentali componenti: la digitalizzazione della sanità e l’integrazione tra le varie strutture e le varie figure professionali coinvolte. È infatti fin troppo evidente quanto il rischio di frammentazione dei servizi possa influire negativamente sulla qualità e sull’economicità dell’intero sistema sanitario.

La tecnologia e l’informatica sono indispensabili per sviluppare le prestazioni di telemedicina e dare il giusto ruolo a strumenti come il Fascicolo elettronico sanitario, mentre la figura degli specialisti deve entrare a pieno titolo nella medicina di territorio, contribuendo alla realizzazione di quei team complessi o multiprofessionali che possono davvero fare la differenza per la salute dei cittadini.

Il rinnovo della strumentazione diagnostica e, in generale dei vari dispositivi elettromedicali dovrà essere il substrato, in tutto il territorio nazionale, sul quale innestare nuovi percorsi, supportati non solo da nuove strutture, ma, soprattutto, da una consapevole gestione degli strumenti e delle professionalità a disposizione, al passo con lo sviluppo tecnologico e scientifico e con le attuali tecnologie digitali.

Fascicolo Sanitario Elettronico, ricetta elettronica, telemedicina, così come diagnostica e cura basate sui Big Data e sull’Intelligenza Artificiale, che sfruttino adeguatamente il cloud e le infrastrutture, fino alle innovative terapie digitali (DTx), non devono restare nomi senza contenuto ma opportunamente aggiornate, potenziate e, soprattutto, utilizzate.

Conclusioni

La spinta che gli investimenti previsti dal PNRR dovrà imprimere nei prossimi anni alla sanità italiana riguarda principalmente il comparto pubblico. Tuttavia non si può non considerare l’importanza che nel nostro Paese ha la componente privata, convenzionato o no, nel comparto della salute.

È evidente che, a fronte di innovazioni così importanti sul fronte del Servizio sanitario nazionale gli attori privati debbano essere sempre in grado di interagire al meglio con la componente pubblica. Molti pazienti, o i loro familiari e caregiver, ad esempio, hanno ormai un ruolo attivo nella fruizione dei servizi sanitari e maggiore sarà la digitalizzazione, maggiore sarà il loro ruolo. A volte però, magari in contesti locali, questo tipo di utenti si scontra con realtà nelle quali, a fronte di un buon utilizzo di strumenti come il Fse da parte della sanità pubblica, la struttura convenzionata non abbia gli strumenti gestionali adeguati, fungendo da collo di bottiglia e vanificando l’intero processo di digitalizzazione.

In un modello di sanità che non può fare a meno del contributo fondamentale delle strutture private for profit (o non profit) questo comparto deve farsi trovare pronto alle sfide dei prossimi anni in un processo di integrazione di tutto il settore sanitario per mantenere e incrementare l’attenzione nei confronti dei propri pazienti e, di conseguenza, la qualità e la competitività dei servizi erogati.

a cura di Redazione CGM in collaborazione con Comunicazione Sanitaria
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