Telemedicina: dalle linee guida del Ministero alle concrete applicazioni

Intervista a Igor Venanzoni, Key Account Manager di CompuGroup Medical Italia: “Da anni si parla molto di telemedicina ma per fattori culturali, normativi e organizzativi, il suo sviluppo è ancora troppo limitato. Uno scenario destinato a cambiare nei prossimi anni”.

Telemedicina: dalle linee guida del Ministero alle concrete applicazioni
Telemedicina: Applicazioni Concrete

La telemedicina è la nuova frontiera della sanità. Se ne parla spesso sui mass media generalisti ma, per quanto negli ultimi tempi, complice la pandemia da Covid-19, l’argomento sia stato molto approfondito e sia certamente aumentato il grado di conoscenza tra gli italiani, i suoi ambiti di concreta applicazione presentano ampi margini di miglioramento. E anche il grado di approfondimento tra gli addetti ai lavori non appare del tutto soddisfacente.

Per cercare di capirne di più, la redazione di “Comunicazione Sanitaria” ha interpellato un esperto interno al gruppo CGM, il dottor Igor Venanzoni.

Per inquadrare questa interessante disciplina abbiamo fatto riferimento alle linee guida del Ministero della Sanità nelle quali si fa riferimento in particolare all’utilizzo delle Information and Communication Technologies (ICT) in situazioni in cui i professionisti della salute e il paziente non si trovino nella stessa località.

Telemedicina: nuova modalità di erogazione servizi sanitari

“La telemedicina è una modalità di erogazione di servizi di assistenza sanitaria che viene garantita attraverso il ricorso a tecnologie innovative”, spiega Igor Venanzoni, laureato in Informatica a Milano e Key Account Manager di CompuGroup Medical, con dieci anni di esperienza nella promozione e diffusione di progetti di telemedicina.

“La telemedicina permette la trasmissione in maniera sicura di informazioni e dati di carattere medico sotto forma di testi, suoni, immagini ai fini della prevenzione, diagnosi, trattamento e successivo controllo dei pazienti. Nell’ambito della macro categoria della telemedicina, rientrano il telemonitoraggio e la teleassistenza, prosegue.

“Il telemonitoraggio è la soluzione tecnologica che permette di monitorare da remoto lo stato di salute complessivo del paziente, direttamente nel luogo in cui si trova, grazie ai dispositivi connessi in rete”, spiega Venanzoni.

“Il monitoraggio si riferisce ai parametri vitali, quindi respiro, battito cardiaco e temperatura corporea, ai quali si aggiungono questionari che permettono al medico di leggere anche le condizioni psicologiche del paziente. I quiz vengono somministrati attraverso delle App che permettono in tempo reale la trasmissione delle risposte a cui è anche possibile assegnare un punteggio per avere contezza dell’evoluzione del quadro clinico nel tempo.
La teleassistenza è un sistema socio-assistenziale per la presa in carico del paziente, in genere anziano o fragile direttamente al suo domicilio, attraverso l’attivazione dei
servizi di emergenza”.

Telemonitoraggio Cgm Xmedical

Riduzione di liste d’attesa e costi, maggiore equità delle cure

I vantaggi della telemedicina, stando a quanto si legge nelle linee guide ministeriali del 17 dicembre 2020, sono notevoli e diversi. In primis, l’innovazione tecnologia può contribuire a una “riorganizzazione dell’assistenza sanitaria”, spostando il fulcro dall’ospedale al territorio attraverso modelli incentrati sul cittadino. C’è chi parla di rivoluzione nel mondo della sanità. Certamente c’è un cambio di ottica necessario anche in considerazione dell’evoluzione della dinamica demografica, perché nella popolazione italiana è aumentata la quota di anziani con patologie croniche.

Con la telemedicina si garantisce equità di accesso all’assistenza sanitaria, poiché l’applicazione delle tecnologie consente di raggiungere i pazienti in aree remote, dove non ci sono strutture ospedaliere. Basti pensare a chi viene in zone di montagna o su isole di piccole dimensioni.
È possibile innalzare i livelli dell’assistenza attraverso una continuità delle cure con conseguente miglioramento della qualità della vita di pazienti, soprattutto quelli cronici, con effetti a cascata costituiti dalla riduzione delle liste d’attesa non in linea con l’esigenza dei pazienti ad ottenere risposte in tempi rapidi, e dalla contrazione della spesa a carico del sistema sanitario nazionale.
La telemedicina, infatti, può essere di supporto alla dimissione protetta ospedaliera, alla riduzione del numero di ospedalizzazioni dei malati cronici e alla riduzione della mobilità dei pazienti.

La situazione in Italia sull’implementazione della medicina a distanza

Fatta questa premessa di carattere generale, qual è la situazione in Italia? La telemedicina trova applicazione?

“In Italia non è ancora possibile parlare di diffusione della telemedicina: a distanza di tempo dalle linee guida del ministero della Sanità e nonostante ci siano stati, nel frattempo, anche studi che hanno approfondito gli aspetti dei benefici per i pazienti, siamo ancora in una fase di sperimentazione e avvio, sostiene il dott. Venanzoni.
“Come CGM abbiamo fatto partire diversi progetti, alcuni dei quali per i pazienti Covid, ma la diffusione di queste tecnologie risulta ancora insufficiente per soddisfare le necessità della popolazione”, sottolinea.

Telemonitoraggio

I fattori che rallentano la diffusione delle nuove tecnologie

Abbiamo chiesto al manager di CGM quali siano i reali motivi che ostacolano la diffusione della telemedicina.

 “I fattori sono diversi e sono tra loro concorrenti: il primo – ci ha risposto Venanzoni – è costituito da un approccio di tipo culturale, nel senso che c’è ancora una diffidenza di fondo nell’accettazione della telemedicina, non solo da parte del paziente, ma degli stessi operatori della sanità”, spiega.
“Se da un lato, ne percepiscono i benefici, dall’altro hanno concrete difficoltà nell’organizzazione e nella gestione delle prestazioni di telemedicina, sia da un punto di vista logistico che sotto l’aspetto normativo-burocratico”.
“Come CGM stiamo cercando di promuovere la conoscenza di esempi virtuosi, anche attraverso la creazione e diffusione di modelli standardizzati con attività di consulenza e definizione di user key chiare per ruoli e attività, in altre parole chi deve fare cosa, come e quando.

Gli incentivi possono aiutare la telemedicina?

“Gli incentivi non sono conditio sine qua non, nel senso che la telemedicina si autofinanzia”, sostiene Venanzoni. “Questo vale sia per la sanità pubblica, che per quella privata. Nel primo caso, la telemedicina porta a una diminuzione delle spese, basti pensare, solo per fare un esempio, che il costo giornaliero per un paziente allettato è pari (in media) a 600 euro e moltiplicare l’importo per il numero delle persone in lungodegenza”, sottolinea.
“Quanto al fronte privato della sanità, l’autofinanziamento deriva dal fatto che le prestazioni di telemedicina sono aggiuntive e hanno un costo”, va avanti.

“Vero è che gli incentivi ci sono e se sono chiari e immediati possono contribuire alla diffusione della telemedicina. Mi riferisco in particolare ai fondi previsti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), per effetto dei quali ci si aspetta una spinta sul fronte pubblico. E mi riferisco anche al Bonus Sud che permette sgravi fiscali per gli acquisti di device medici e al Piano di transizione 4.0 che nasce in ambito industriale, ma dovrebbe trovare applicazione nella sanità. Nel caso della medicina di base, i fondi stanziati nella finanziaria 2019 e mai erogati creano una situazione di indeterminatezza che di fatto rinvia o blocca gli investimenti di una intera categoria”
.

CGM e la diffusione della telemedicina

“Certamente la situazione sarà differente nei prossimi anni, perché il trend è quello della telemedicina e come tutti i servizi nuovi, anche in questo caso è necessario un po’ di tempo. La diffusione capillare della telemedicina può essere favorita attraverso l’uso di software che rendono più semplici e veloci una serie di attività quotidiane, come quelle legate alle cartelle cliniche dei pazienti, svolte dai medici negli ospedali così come negli ambulatori e nei poliambulatori e dai farmacisti. Le cartelle, infatti, devono essere aggiornate costantemente e devono essere a portata di mano, quindi facilmente consultabili sempre e dovunque”.

a cura di Redazione CGM in collaborazione con Comunicazione Sanitaria
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