Sanità Digitale: chi sono i nuovi medici “millennials”?

Negli studi e nei poliambulatori sta rapidamente mutando l’approccio alla professione da parte dei giovani medici e, di conseguenza, il tradizionale rapporto medico-paziente. Le nuove tecnologie e i moderni software gestionali aiutano a ridurre le distanze ed avvicinare la Sanità alle persone, senza minare tuttavia le relazioni umane che restano alla base di ogni buona prassi diagnostica e terapeutica.

Sanità Digitale: chi sono i nuovi medici “millennials”?
i medici millennials

A volte i professionisti millennials fanno un po’ paura ai loro colleghi “nativi analogici”: velocissimi a metabolizzare i cambiamenti, abili nel multitasking, estremamente ambiziosi e con doti imprenditoriali, sanno lavorare in mobilità e non conoscono pause, orari notturni e weekend. E questo vale anche nel settore sanitario che è stato investito in pieno dalla “rivoluzione digitale”.

Ad esempio, quante volte abbiamo sentito parlare di e-health? Un termine che letteralmente significa sanità digitale ma fa riferimento, più in generale, all’applicazione di strumenti tecnologici (software e device) in grado di migliorare la cura e la prevenzione delle malattie, l’organizzazione dei servizi, l’integrazione tra gestione sanitaria e amministrativa, la formazione dei medici, la comunicazione verso i pazienti e ogni altro aspetto gestionale.

Gli strumenti tecnologici a sostegno della medicina tradizionale

Di fatto, la tecnologia si è imposta anche nel settore healthcare. Osservando i cambiamenti subiti nel tempo dalla medicina, possiamo affermare che novità significative in termini di sanità digitale ci siano state a partire dalla fine degli anni Novanta. C’è stata prima la diffusione del computer come strumento di lavoro indispensabile per archiviare e richiamare rapidamente dati di ogni tipo, e in poco tempo ha preso vita un’accelerazione impetuosa: i PC hanno iniziato a dialogare con gli strumenti diagnostici, gli smartphone sono diventati parte delle nostre vite, la messaggistica istantanea e la telemedicina ha trasformato ogni abitudine, fino alle nuove prospettive dell’intelligenza artificiale nelle strutture sanitarie. Chi l’avrebbe mai detto? Sembrava impossibile e invece è tutto vero.

In questo scenario, per alcuni la medicina tradizionale è da ritenersi ormai superata dalla medicina digitale. Di certo c’è che la nuova medicina, da intendersi appunto come quella digitale, è realtà, se è vero che anche il sito del Ministero della Salute ha una sezione dedicata alla Sanità Digitale e-Health. 

Proviamo a valutare l’impatto di questi giovani specialisti nei processi di cambiamento.

Chi sono i medici nativi digitali?

Si tratta dei laureati in Medicina e Chirurgia, specializzati o specializzandi, che non superano i 30 anni d’età, figli della generazione digitale, nati negli anni della tecnologia e per questo (in generale) a loro agio con i nuovi strumenti. Probabilmente dal punto di vista numerico, i medici nativi digitali non sono ancora tanti. Bisogna, infatti, considerare che l’invecchiamento della popolazione riguarda anche il settore medico. È quanto emerge dalla statistica Eurostat, secondo cui in Italia il 52% dei medici ha più di 55 anni.

Ad ogni modo, molti o pochi che siano, si tratta dei medici del futuro e vale quindi la pena analizzarne il profilo antropologico, partendo dalla definizione che abbiamo usato e che è diventata familiare negli ultimi anni, prendendo in prestito il termine “nativo digitale” coniato dallo statunitense Marc Prensky nell’articolo dal titolo Digital Natives, Digital Immigrants, pubblicato nel 2001, su “On the Horizon”.

Lo stesso Prensky definì “immigrato digitale” chi è nato prima delle tecnologie multimediali e, di conseguenza, ne è venuto a contatto in età più avanzata. Il neologismo è stato rimaneggiato più volte da Prensky ed è stato anche oggetto di critiche per l’assenza di conferme scientifiche sulla reale maggiore dimestichezza delle nuove generazioni con la tecnologia. In Italia ad alimentare il dibattito sui nativi digitali è stato il saggio di Paolo Ferri, pubblicato nel 2011.

i medici nativi digitali

I giovani e la dimestichezza con il mondo digitale

È innegabile che i medici neolaureati o freschi di specializzazione, sono un forte elemento di innovazione nella radicale trasformazione in atto nel mondo dei professionisti della sanità. Negli ultimi anni, il medico non si è solo dovuto confrontare con internet, tablet, computer, programmi gestionali sanitari sempre più sofisticati, cloud e strumentazioni sempre più complesse e performanti.

Quello che sta cambiando nel profondo è proprio l’approccio alla professione, passando per la stessa formazione universitaria e la specializzazione post laurea dei medici. Di conseguenza, c’è stato un riflesso sul rapporto con il paziente. I contatti sono diventati più immediati e diretti perché i nuovi strumenti di comunicazione permettono un dialogo costante, superando gli ostacoli costituiti dai luoghi e dal tempo.

Questo non significa che i medici nativi digitali siano portati a strafare con la nuova tecnologia. Vuol dire che la new generation sanitaria ha maggiore dimestichezza e familiarità con tutto ciò che è digitale, che la professionalità acquisita è strettamente connessa alle novità e che le tecnologie sono un fattore positivo, a tutto vantaggio dei pazienti e della loro qualità di vita. Basti considerare che più tempestiva è la diagnosi maggiore è l’efficacia terapeutica e la speranza di guarigione. Di conseguenza diventa più efficace la medicina preventiva, anche attraverso trattamenti personalizzati.

Infine, il percorso della cura può essere organizzato in maniera tale da essere più vicino alle esigenze del paziente.

Sanità più vicina ai pazienti con le nuove tecnologie

In generale, le nuove tecnologie tendono ad avvicinare la sanità alle persone, limitando gli spostamenti verso le strutture pubbliche o private. In tal modo, è possibile aumentare la sostenibilità del sistema sanitario sia dal punto di vista strettamente economico, che sul fronte della capillarità e della diffusione sul territorio.

Bisogna considerare, inoltre, la dinamica demografica in atto con una quota crescente di anziani e di patologie di tipo cronico, che rende necessaria una riorganizzazione della rete dei servizi. Questo aspetto è stato evidenziato nelle linee di indirizzo nazionali per la Telemedicina, diffuse dal Ministero della Salute
“L’innovazione tecnologica – si legge del documento – può contribuire a una riorganizzazione della assistenza sanitaria, in particolare sostenendo lo spostamento del fulcro dell’assistenza sanitaria dall’ospedale al territorio, attraverso modelli assistenziali innovativi incentrati sul cittadino e facilitando l’accesso alle prestazioni sul territorio nazionale”. Non solo.

“Le modalità di erogazione delle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie abilitate dalla telemedicina sono fondamentali in tal senso, contribuendo ad assicurare equità nell’accesso alle cure nei territori remoti, un supporto alla gestione delle cronicità, un canale di accesso all’alta specializzazione, una migliore continuità della cura attraverso il confronto multidisciplinare e un fondamentale ausilio per i servizi di emergenza-urgenza”.

Approfondisci qui ulteriormente gli aspetti più importanti in tema di Telemedicina, entrata ufficialmente a far parte delle prestazioni SSN

Il contatto umano resta alla base della professione medica

Il contatto umano, diretto e personale con il paziente resta alla base della professione medica. È la prima regola deontologica. Il rispetto e la difesa della vita, della dignità del malato, così come l’impegno a curare i pazienti con scrupolo e impegno, con diligenza, perizia e prudenza, prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica, derivano dal giuramento di Ippocrate. Tutti i medici, anche i nativi digitali, si impegnano a rispettare ogni giorno questo giuramento.

a cura di Redazione CGM in collaborazione con Comunicazione Sanitaria
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