Infermiere a casa tua: quando l’ambulatorio va a domicilio

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“Infermiere a casa tua”. Un operatore socio-sanitario professionista direttamente al domicilio del paziente, pronto ad ascoltarne paure e necessità e a garantire un’adeguata assistenza sanitaria fra le mura domestiche.
Dopo l’iniziale periodo di rodaggio, il progetto è diventato realtà nell’ampia provincia di Novara, grazie alla passione e alla determinazione di Barbara Finazzi, 42 anni, laureata a pieni voti in Scienze infermieristiche all’università del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro, dopo un Erasmus in Scozia, con tesi sulla terapia del dolore.
Da quel giorno, ne sono passati venti, trascorsi in prima linea, in sala operatoria.

Dall’idea al progetto

“L’obiettivo è garantire in ogni momento la giusta assistenza al paziente: persone anziane o fragili e più in generale chi ne ha bisogno. Ci rivolgiamo a quei pazienti che non possono recarsi in ospedale neanche per prestazioni semplici, ad esempio, per un’analisi del sangue. Per via delle misure restrittive anti Covid, nell’ultimo anno questi casi sono aumentati”, spiega Barbara Finazzi (più in basso, nella foto).

“Se il paziente non può o non è in grado di spostarsi, è giusto che a farlo sia l’infermiere”, sottolinea. “Ho scelto questa professione, proprio per aiutare le persone e mi sono resa conto che con la pandemia i pazienti sono rimasti a corto di punti di riferimento: gli accessi in ospedale e negli ambulatori sono stati ridotti”, spiega. “Da paziente oncologica quale sono, sottoposta a intervento al seno nel 2015, ho difficoltà a sottopormi alle visite di controllo. Mi sono resa conto che, purtroppo, non sono l’unica a essere costretta a fare i conti con questa situazione: ho sentito i disagi dei miei familiari e di amici, alcuni dei quali sono stati avvicinati da chi era interessato solo a chiedere soldi sfruttando lo stato di necessità. Dovevo fare qualcosa”.

E l’ha fatto.

Passaparola, pagina Facebook e software gestionale

Ogni giorno l’infermiera professionale Finazzi macina chilometri e chilometri nella provincia di Novara per spostarsi da un’abitazione a un’altra, da un paziente a un altro: “Rispetto le misure anti-Covid e mi metto a disposizione di chi ne ha bisogno”, dice. “L’infermiere – prosegue – è infermiere sempre, non solo quando c’è il sole, ma anche e soprattutto durante le giornate di pioggia, quindi in periodo di Covid”, sottolinea.

I primi contatti sono arrivati dalla cerchia dei conoscenti, poi se ne sono aggiunti altri per effetto del tradizionale passaparola. Adesso c’è una pagina Facebook che porta il suo nome (https://www.facebook.com/barbara.finazzi.94), collegata a quella di Alma’s studio.

Per gestire prenotazioni, agenda, itinerari, cambi di programma in tempo reale e in mobilità (grazie al cloud), la Dott.ssa Finazzi ha scelto uno strumento potente e customizzabile come CGM XMEDICAL. Nato per ottimizzare l’attività di un Poliambulatorio, questo software gestionale sanitario si dimostra perfettamente adattabile ad ogni esigenza.

Barbara Finazzi

Servizi domiciliari: anche gestione dei positivi al Covid

“Ogni paziente ha la sua cartella infermieristica”, spiega Barbara Finazzi. “I servizi offerti sono gli stessi che dovrebbe offrire il sistema sanitario nazionale: in primo luogo il counseling, l’ascolto che, a mio avviso, è la parte iniziale e fondamentale del rapporto con il paziente; quindi l’assistenza sanitaria in senso stretto, che va dalle analisi del sangue, anche il sabato pomeriggio e nei giorni di festa, alla gestione dei pazienti Covid, sia quelli che non necessitano di ricovero in ospedale, sia quelli che sono allettati. Quando si raggiunge il paziente nella sua abitazione, si organizza e si garantisce assistenza infermieristica a 360 gradi”.

I prossimi ambiziosi obiettivi

Per estendere la rete di assistenza domiciliare, Barbara Finazzi ha in mente due step: l’infermiere condominiale e il camper per l’ambulatorio itinerante.
“Con l’infermiere condominiale, si garantisce assistenza a un gruppo di persone che risiedono nella stessa palazzina e in quelle vicine, diventando in tal modo un punto di riferimento stabile e certo. L’iniziativa è stata avviata a Milano con buoni risultati”, spiega.

“Quanto al camper, l’obiettivo è investire per acquistare un mezzo attrezzato che non solo sia in grado di raggiungere il paziente ovunque, ma che consenta di eseguire tutti gli esami che si svolgono in un ambulatorio tradizionale, come ad esempio, l’ecografia o l’elettrocardiogramma”.
Al momento, Barbara Finazzi può contare solo sulle proprie disponibilità economiche. “È un inizio, mi auguro di riuscire a trovare finanziatori in tempi brevi”.

Non è semplice però riuscire a imbastire dialoghi con le istituzioni pubbliche: “Purtroppo la burocrazia resta ancora un grosso problema assieme alla poca conoscenza della funzione dell’infermiere a domicilio”, dice. “Per quanto abbia incontrato sindaci interessati al progetto di assistenza infermieristica domiciliare, le amministrazioni pubbliche non solo richiedono una serie di documenti, ma spesso si domandano che cosa significhi infermiere a domicilio e si chiedono se questa attività possa effettivamente essere svolta”.

“In Italia, in questo settore, siamo un po’ in ritardo: in Scozia, invece, non è così. Durante l’Erasmus per l’università ho visto e vissuto in prima persona l’esperienza dell’infermiere a domicilio. Ed è esattamente questa la mia idea: essere infermiere che presta tutta la necessaria assistenza direttamente a casa del paziente, anche nei giorni di festa”.

a cura di Redazione CGM in collaborazione con Comunicazione Sanitaria
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Data: 21.07.2021

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