L’idoneità sportiva per chi ha contratto il Covid-19

La pandemia da Sars-CoV-2 ha inciso profondamente su tutte le attività umane. Una di queste è sicuramente l’attività sportiva dilettantistica che, a causa del virus, è stata bloccata a lungo. La ripresa è ora caratterizzata dalla complicazione dell’ottenimento dell’idoneità agonistica per gli atleti che hanno contratto l’infezione.

L’idoneità sportiva per chi ha contratto il Covid-19
Idoneità sportiva Covid 19

Uno degli obiettivi della pratica sportiva, oltre all’imprescindibile aspetto ludico, è certamente mantenere e migliorare il proprio stato di salute. Praticare attività sportiva, infatti, non solo è piacevole, ma è anche salutare, a patto di essere ben consapevoli delle proprie condizioni di partenza e dei propri limiti.

Per questo chiunque pratichi attività fisica con regolarità dovrebbe sottoporsi a controlli medici preventivi, facilmente eseguibili in tanti poliambulatori e strutture sanitarie.

Se per l’attività ludica questo è un semplice consiglio, diventa un obbligo per chi svolge, in modo sistematico e continuativo, attività organizzate da società sportive affiliate al Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) o Enti di promozione sportiva.

Un certificato per dedicarsi con tranquillità al proprio sport preferito

La normativa italiana, in caso di attività sportiva sistematica e continuativa, prevede l’obbligo di ottenere un certificato di idoneità sportiva che, a seconda del tipo di attività svolta, può essere non agonistica o agonistica.

Nel primo caso il certificato può essere rilasciato anche dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta senza particolari esami diagnostici: è sufficiente una verifica della storia sanitaria della persona, una visita e la misurazione della pressione arteriosa.

Nel caso dell’idoneità sportiva agonistica invece è necessario rivolgersi a un medico specialista in Medicina dello sport, operante in strutture pubbliche o private autorizzate dalla Regione di appartenenza. E negli ultimi anni sono tanti i poliambulatori privati che si sono attrezzati per poter fornire questo servizio che, vista la forte domanda, ha sempre trovato lunghe liste di attesa nelle strutture pubbliche.

L’idoneità è specifica per lo sport per cui è stata concessa, anche se gli esami previsti sono comuni a molte discipline che sono state suddivise in due gruppi in base all’impegno fisico richiesto: gli sport con impegno muscolare e cardio-respiratorio lieve o moderato e gli sport con impegno elevato.

Per l’idoneità per gli sport del primo gruppo sono sufficienti, oltre alla visita medica, l’esame delle urine e un elettrocardiogramma (Ecg) a riposo, mentre per il secondo si aggiungono un Ecg dopo sforzo (solitamente uno step-test) e una spirometria.

Covid-19 e conseguenze a lungo termine

Verso la fine dello scorso anno, con il diminuire dell’emergenza sanitaria, è cominciato ad emergere il problema del cosiddetto Long Covid, una sindrome post-virale che può persistere anche per parecchie settimane dopo la guarigione.

La durata nel tempo dei sintomi non sembra essere collegata all’intensità della malattia e ammalarsi di Covid-19 anche in modo lieve può causare problemi per mesi. La sindrome, definita come Post-acute Sequelae of COVID-19 (PASC), colpisce ormai moltissime persone, si stima fino al 10 per cento di chi è stato contagiato dal Coronavirus.

Si tratta quindi di soggetti guariti e negativi al tampone che però continuano ad avere sintomi e disturbi che durano da più di tre mesi, tra i quali debolezza, fiato corto e dolori muscolari. Un recentissimo studio francese, pubblicato i primi di ottobre sulla rivista Clinical Microbiology and Infection e concentrato su pazienti con malattia lieve o moderata, riporta che due terzi dei pazienti avevano sintomi fino a 60 giorni dopo essersi ammalati e più di un terzo si sentiva ancora male e addirittura peggio rispetto a quando era iniziata l’infezione.

I sintomi più frequenti erano la perdita dell’olfatto e del gusto e la mancanza di respiro e affaticamento, ed erano più probabili in pazienti di età compresa tra i 40 e 60 anni. La probabilità di persistenza della sintomatologia aumenta evidentemente con l’età e le eventuali comorbidità. Già a luglio, però, uno studio dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC), nel quale il 35% dei pazienti non era tornato al consueto stato di salute dopo la guarigione, riportava che quasi il 20% di adulti tra i 18 e 34 anni, e senza patologie preesistenti, aveva riferito di non essere tornato al normale stato di salute.

Poliambulatori: pronti, ripartenza, via

Sulla base delle evidenze via via disponibili, la Federazione Medico Sportiva Italiana è intervenuta in modo incisivo con una serie di raccomandazioni, che sono state recepite dal Ministero della Salute già all’inizio di quest’anno, per atleti e sportivi che abbiano contratto il Covid-19.

Il primo effetto è stato che il certificato di idoneità agonistica, anche se non scaduto, per gli atleti che contraggono l’infezione non è più valido. Dopo 30 giorni dalla negativizzazione o dalla fine dell’isolamento devono richiedere una rivalutazione clinica dell’idoneità sportiva e ottenere l’attestazione Return to play.

La seconda, e più sostanziale, conseguenza è stata la completa revisione degli esami, anche strumentali, necessari per l’ottenimento dell’idoneità sportiva agonistica da parte dei soggetti guariti.

Queste nuove disposizioni si applicano, peraltro, in un momento di forte incremento della richiesta di visite medico sportive. A partire dalla tarda primavera, infatti, le misure di contenimento dell’epidemia hanno iniziato a essere meno stringenti consentendo la ripartenza delle attività sportive iniziando da quelle all’aperto.

I poliambulatori o i centri di Medicina dello Sport sanno bene che un valore aggiunto per atleti e società sportive è la capacità di coniugare la qualità con la velocità nell’erogazione del servizio richiesto. Da qui la necessità di essere pronti per le nuove esigenze delle idoneità agonistiche con la possibilità di fornire tutte le prestazioni richieste dai nuovi protocolli.

L’idoneità sportiva per chi ha contratto il virus

Ma quali sono dunque queste nuove prestazioni? Gli esami variano a seconda della situazione sanitaria del singolo atleta. Le disposizioni, infatti, distinguono gli atleti in due categorie differenti:

  • A – Atleti Covid-19 positivi accertati e guariti e atleti guariti che, pur non avendo ricevuto una diagnosi certa di infezione da Sars-COV-2 mediante test molecolare, abbiano tuttavia sviluppato, a giudizio del medico valutatore, una sintomatologia suggestiva di Sars-COV-2;
  • B – Atleti Covid-19 negativi e atleti asintomatici (non testati) nel periodo della pandemia.

Per gli atleti di quest’ultimo gruppo B di fatto non cambia nulla. Dovranno effettuare gli accertamenti sanitari già previsti dalla normativa ai fini dell’eventuale riconoscimento dell’idoneità tranne che il medico valutatore disponga, su motivato sospetto clinico, ulteriori esami specialistici e strumentali.

Gli atleti del gruppo A, invece, su giudizio del Medico Specialista in Medicina dello Sport, saranno ulteriormente suddivisi in:

  • A.1 Atleti che hanno presentato “Infezione asintomatica o presintomatica” o “Malattia lieve” secondo la classificazione del National Institutes of Health (NIH) e comunque non siano ricorsi a ricovero ospedaliero e/o terapie antibiotiche, cortisoniche o epariniche a causa di infezione da Sars-COV-2.
  • A.2 Atleti che hanno presentato “Malattia moderata” o comunque che siano ricorsi a ricovero ospedaliero e/o terapie antibiotiche, cortisoniche o epariniche a causa di infezione da Sars-COV-2.
  • A.3 Atleti che hanno presentato “Malattia severa” e “Malattia critica” secondo la classificazione NIH.

Chiunque abbia avuto l’infezione dovrà svolgere, non prima comunque che siano trascorsi 30 giorni dall’avvenuta guarigione, esami supplementari rispetto al normale svolgimento della visita medico sportiva. Nello specifico:

  • Gruppo A1:
  1. Test ergometrico incrementale massimale con monitoraggio elettrocardiografico e valutazione della saturazione di O2 a riposo, durante e dopo il test;
  2. Ecocardiogramma color doppler;
  3. Esame spirometrico con determinazione di: capacità vitale forzata (FVC), volume espiratorio forzato al primo secondo (FEV-1), indice di Tiffenau, Picco di flusso espiratorio e flussi a volumi intermedi e massima ventilazione volontaria (MVV);
  • Gruppo A2:
  1. Tutti quelli previsti per il gruppo A1
  2. ECG Holter 24hr. inclusivo di una seduta di allenamento o di sforzo;
  3. Esami ematochimici (Emocromo completo, ALT/AST, Gamma GT, Creatininemia, CPK isotipi cardiaci Troponina, LDH, PT/PTT, INR, Elettroforesi proteica, PCR, Ferritina, Esame urine completo);
  • Gruppo A3:
  1. Tutti quelli previsti per il gruppo A2
  2. Valutazione cardiopolmonare integrata durante test ergometrico incrementale massimale (cardiopulmonary exercise test – CPET), con monitoraggio ECG e con valutazione della saturazione di O2 a riposo, durante e dopo test.

Quest’ultima valutazione può essere richiesta, su giudizio del medico certificatore, anche per il gruppo A2. Il medico valutatore, infine, in base all’entità clinica riscontrata, può richiedere inoltre per i gruppi A2 e A3 esami di:

  1. Diagnostica per immagini polmonare
  2. Diffusione alveolo-capillare

La tutela della salute al servizio dei propri clienti

È evidente quanto possa essersi “complicata” l’effettuazione di una visita medica per l’idoneità agonistica nel caso di atleti che hanno contratto il Covid-19. D’altra parte i poliambulatori che offrono questo servizio o i Centri di Medicina dello sport sanno perfettamente che la base della loro attività è proprio quella di tutelare la salute dei propri clienti offrendo loro i servizi sanitari dei quali hanno bisogno.

La visita medico sportiva, in particolare quella per l’idoneità agonistica, è, come abbiamo visto, un servizio composito che non solo comprende esami anche molto diversi, ma rappresenta anche un’altra peculiarità in quanto il Cliente non è l’unico interlocutore con il quale interfacciarsi. Quasi sempre, infatti, a pagare le visite sono le società sportive e, in ogni caso, gli esiti delle visite vanno comunicati agli uffici sanitari individuati dalle singole normative regionali.

Chi chiede una visita per idoneità agonistica non potrà che apprezzare il fatto di eseguire tutti gli esami previsti avendo un unico interlocutore, a maggior ragione se a farlo è non il singolo ma, come spesso accade, la società sportiva.

Non è da trascurare, quindi, per poliambulatori e centri di medicina dello sport, la possibilità di dotarsi dell’attrezzatura adeguata per poter svolgere questi ulteriori approfondimenti diagnostici o, come valida alternativa, di gestire in collaborazione con altri centri medici o diagnostici il servizio offerto al cliente finale.

È chiaro come, pur essendo tutte queste attività “pane quotidiano” per un centro di Medicina dello sport, poter disporre anche di un ottimo software gestionale professionale, che consente di automatizzare la gestione delle varie operazioni da effettuare nei confronti dei vari soggetti, possa portare grandi vantaggi in termini di ottimizzazione del lavoro con riduzione di tempi e costi, venendo incontro alle esigenze di ogni cliente.

a cura di Redazione CGM in collaborazione con Comunicazione Sanitaria
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